Il persistere della guerra in Medio Oriente e della chiusura dello Stretto di Hormuz sta colpendo duramente le economie europee con la Banca centrale europea (BCE) che a oltre due mesi dall’inizio della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran sta valutando la possibilità di “adeguare” i tassi di interesse finora rimasti invariati al 2%.
Intervenendo mercoledì intervento al Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso da ASviS, Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE, ha messo in relazione la crisi energetica innescata dalla guerra con le prospettive di inflazione, crescita e stabilità economica dell’area euro. Secondo il membro del Comitato esecutivo della BCE, l’impatto a breve termine del conflitto in Iran e in Medio Oriente sull’offerta globale di petrolio risulta superiore a quello delle tre precedenti grandi crisi energetiche del 1973, del 1979 e del 2022 messe insieme. Dall’inizio della guerra contro l’Iran scatenata da Stati Uniti e Israele lo scorso 28 febbraio, l’UE ha già speso 27 miliardi di euro in più per l’importazione di combustibili fossili.
Di fatto, secondo Cipollone, per l’economia dell’area euro, questo si traduce in uno shock negativo dell’offerta: minore disponibilità di fattori produttivi essenziali, prezzi più elevati e pressioni sulle catene di approvvigionamento. Cipollone ha richiamato le prime evidenze di tempi di consegna più lunghi, aumento dei costi dei fattori produttivi e carenze di approvvigionamento, sebbene ancora più contenute rispetto a quelle osservate tra il 2021 e il 2022.
Nella sua lunga analisi, il membro del board della BCE ha lanciato un allarme sul comparto che al momento sta avendo gli effetti più diretti, quello del trasporto aereo, a causa della carenza di jet fuel. “L‘Europa potrebbe iniziare a esaurire le riserve di carburante per aerei e cherosene entro la fine di maggio”, ha affermato Cipollone, secondo cui “ciò potrebbe potenzialmente comportare restrizioni sostanziali all’attività di diversi settori, analoghe a quelle osservate durante la pandemia di COVID-19″. Finora, due milioni di posti aerei sono stati tagliati dai programmi di volo di questo mese, a seguito della riorganizzazione delle operazioni portata avanti dalle compagnie aeree a causa dell’impennata dei prezzi del carburante per aerei.
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Gli effetti sui prezzi al consumo e gli scenari di rischio
Come sottolineato da Cipollone lo shock energetico ha già avuto effetti sui prezzi al consumo. L’inflazione complessiva annua è salita al 3% ad aprile, trainata da un aumento del 10,9% dei prezzi dell’energia, mentre l’inflazione al netto dell’energia è scesa al 2,2%. In questo quadro la BCE valuta la necessità di un possibile aggiustamento della politica monetaria, dopo aver mantenuto finora i tassi al 2%.
Cipollone ha illustrato anche gli scenari di rischio elaborati dalla BCE. Lo scenario avverso ipotizza un aumento molto più marcato dei prezzi dell’energia, con il petrolio a 119 dollari al barile e il gas a 87 euro per megawattora nel secondo trimestre del 2026.
In questa ipotesi, gli effetti indiretti e di secondo livello sarebbero più intensi, l’incertezza più elevata e le ricadute internazionali più negative, anche attraverso una minore domanda estera. L’inflazione risulterebbe cumulativamente superiore di 1,5 punti percentuali fino al 2028 rispetto alle proiezioni di dicembre, mentre la crescita sarebbe inferiore di 0,8 punti percentuali.
Lo scenario più grave prevede invece uno shock energetico ancora più forte e persistente, con il petrolio fino a 145 dollari al barile e il gas a 106 euro per megawattora nel secondo trimestre del 2026, seguiti da un calo molto più lento. In questo caso, l’inflazione cumulata fino al 2028 sarebbe superiore di 6,3 punti percentuali rispetto alle proiezioni di dicembre.
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Rafforzare la resilienza strutturale dell’UE
Accanto alla risposta monetaria, Cipollone ha insistito sulla necessità di rafforzare la resilienza strutturale dell’Europa. “L’Europa deve aumentare la propria resilienza agli shock energetici. La nostra dipendenza dai combustili fossili va ridotta per mitigare i rischi climatici e quelli alla nostra sicurezza energetica”, ha affermato. Per il membro del Comitato esecutivo della BCE, la direzione resta quella della transizione energetica, non di un suo rallentamento: “La decarbonizzazione aumenterà la nostra prosperità e non la diminuirà”.
Nel suo intervento, Cipollone ha collegato sostenibilità e stabilità macroeconomica, sostenendo che la crisi in corso dimostra come la crescita europea possa essere solida solo se meno esposta agli shock energetici. “Ogni shock energetico rafforza la necessità di pensare a un futuro più sostenibile, la crisi energetica in corso mette chiaramente in luce come una crescita economia solida e stabile, in Europa, possa realizzarsi solo se fondata sulla sostenibilità”, ha spiegato. La sostenibilità, ha aggiunto, non riguarda soltanto la tutela ambientale, ma rappresenta “una condizione imprescindibile della stabilità economica”.
Da qui il richiamo alla necessità di proseguire nell’integrazione del mercato europeo dell’energia. Secondo Cipollone, il pacchetto legislativo sulle reti europee rappresenta un passo nella giusta direzione, ma non è sufficiente. L’Europa, ha osservato, deve essere più ambiziosa se vuole costruire un vero mercato unico dell’energia, superando le difficoltà legate al trasporto dell’elettricità e aumentando, tra le altre cose, la capacità di stoccaggio.
Il nodo, tuttavia, resta quello degli investimenti. “Dati gli investimenti necessari e i potenziali benefici comuni, come documentato nel rapporto Draghi occorre un finanziamento comune per almeno parte di questi obiettivi”, ha detto Cipollone, rilanciando uno dei punti centrali del dibattito europeo sulla competitività: senza strumenti comuni, la transizione rischia di avanzare in modo frammentato e diseguale tra Stati membri.
Il membro del Comitato esecutivo della BCE ha sottolineato anche i possibili benefici economici della transizione. Se gli shock energetici spingeranno l’Europa a innovare e a ridurre il consumo di combustibili fossili, ha spiegato, non ne beneficerà solo la stabilità dei prezzi, ma anche la crescita della produttività. In questo quadro, l’Europa parte già da una posizione rilevante nella finanza sostenibile. Le obbligazioni verdi sono tra le emissioni internazionali denominate in euro in più rapida crescita e l’euro ha superato il dollaro statunitense nel campo delle obbligazioni verdi e sostenibili internazionali.
Cipollone ha poi richiamato la diversa esposizione dell’Europa rispetto ad altre aree del mondo. “L’Europa è diventata meno dipendente dalle importazioni di energia dai paesi del Golfo ed è ora significativamente meno esposta rispetto ai paesi asiatici”, ha affermato. Questo significa che la produzione europea a rischio per le interruzioni in corso è inferiore rispetto all’Asia, ma resta comunque più esposta di quella degli Stati Uniti, che sono diventati esportatori netti di petrolio.
[a cura di Simone Cantarini]

